FERMIAMO GLI AVVELENATORI DI PIAZZA ARMERINA
3 maggio 2012 di licia-Fausto Carmelo NIGRELLI
Sindaco di Piazza Armerina (Enna) sindaco@comunepiazzaarmerina.it
-Clara MINERVA
Prefetto di Enna prefettura.enna@interno.itprefettura.enna@interno.itprefettura.enna@interno.it
-Al Comandante provinciale dei Carabinieri provencdo@carabinieri.it
-Al Comandante del Corpo Forestale regionale amanuele.foreste@regione.sicilia.it
-All’Assessore regionale alla Sanità assessore.sanita@regione.sicilia.it
Egregio Signor Sindaco, Illustre
Signora Prefetto, Egregi Comandanti e Assessore regionale,
In un contesto internazionale nel quale si assiste quotidianamente ad atti di barbarie nei confronti degli animali (basti pensare alle truci morti di cani randagi in Ucraina e in Romania o agli ultimi avvelenamenti di massa a danno di cani, gatti, polli in Argentina) provoca dolore e rabbia sapere che anche in Italia si compiano, con allarmante frequenza, atrocità non dissimili.
Mi riferisco, in particolare, alle vicende che hanno coinvolto la città di Piazza Armerina, sulle quali mi sono tenuta costantemente aggiornata grazie alle segnalazioni dei cittadini e delle associazioni animaliste.
Come ho potuto appurare anche da innumerevoli articoli di denuncia pubblicati nel web e in numerose testate giornalistiche, locali e non, dal 2011 ad oggi più di un centinaio di cani, randagi e di proprietà, ha perso la vita a causa dello spargimento di bocconi avvelenati. Ma non solo. Cani vittime di sparatorie in pieno centro abitato, cani impiccati nelle campagne limitrofe, cani uccisi da bocconcini misti a
frammenti di vetro, cani gettati vivi nella spazzatura. Continui abbandoni di cuccioli, strappati alle madri appena nati. Un quadro veramente agghiacciante.
Il legislatore nazionale ha conferito al fenomeno dei maltrattamenti e delle uccisioni di animali rilevanza penale, conferendo alle autorità competenti strumenti in grado di punire e di reprimere tali condotte. Riguardo ai “bocconi avvelenati” sono chiari e precisi i compiti affidati al Sindaco e al Prefetto dall’Ordinanza del Ministero della Salute.
Auspico, pertanto, e lo faccio pubblicamente, che le autorità locali possano sfruttare al massimo tali strumenti, riunendo il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, denunciando i fatti all’autorità giudiziaria, collaborando nella individuazione dei colpevoli e mettendo al sicuro i pochi animali vaganti sopravvissuti.
Ogni episodio di violenza, a prescindere dalla vittima, costituisce sintomo di pericolosità sociale.
La identificazione degli autori di tali atrocità sarebbe, pertanto, una conquista e metterebbe al sicuro, oltre alla popolazione canina, la
cittadinanza intera.
Continuerò a seguire con attenzione gli sviluppi di questa storia, riservandomi di intervenire in ogni modo per frenare questa strage.
Spero di leggere presto delle azioni che metterete in campo ognuno per quanto di competenza.
Cordiali saluti
Licia Colò