Qualche giorno fa, passeggiando per la storica Villa Pamphili, la più grande della Capitale, mi sono imbattuta in una scritta con vernice nera su una delle palizzate dei lavori in corso all’altezza dell’entrata sull’Aurelia Antica. Per quanto era grande e fatta bene, evidentemente con calma, sembrava un avviso di pericolo realizzato dal Comune. Invece no. C’era scritto “Via i cani da Villa”, senza il nome, come affettuosamente la chiamano i residenti delle zone limitrofe: “La Villa”.
Incuriosita, ho subito chiesto alle persone che stavano sedute sulle panchine con e senza cani al seguito, se c’erano stati dei recenti conflitti, casi di aggressioni, pulizia non effettuata. Nulla, almeno per il mio non scientifico sondaggio, non c’è stato alcun riscontro di fatti rilevanti che avessero potuto dare il via a quella scritta così imperiosa. Certo, ogni tanto c’è stato qualche richiamo per cani non condotti al guinzaglio in presenza di persone nell’area (a Roma per Regolamento comunale è permesso lo sgambamento senza alcun vincolo per il quattro zampe), così come qualche scarpa sporcata o persone con bambini che hanno “invaso” senza saperlo i rettangoli riservati dalla consuetudine al lancio dei bastoncini e dei sassi per il gioco con i cani. Ma nulla di grave.
Allora perché quella scritta? Mi ha fatto un certo effetto leggerla. E’ come quando noto il “Tu qui non puoi entrare” in diversi negozi, a prescindere dall’uso di guinzaglio e museruola. Le regole di convivenza, certo, sono fondamentali. Come il reciproco rispetto. E i maleducati albergano in ogni dove. Ma i divieti servono in questo caso solo a separare, ad allontanare, e magari a rendere ancora più aggressivo un cane che non è stato abituato a frequentare, come dovrebbe, altro che non sia il suo proprietario e il suo divano. A rafforzare l’asocialità e a non far conoscere agli altri la bellezza di avvicinarsi ad un animale.
Così preferisco il tono del piccolo cartellino “fai da te” che ho letto in una via appena uscita da Villa Pamphili, appeso con tanto di foto, ricordando che i trasgressori a Roma rischiano fino a 100 euro di sanzione e che il rispetto è dovuto a prescindere da chi ci accompagna: “Permetteteci di voler bene ai vostri cani, raccogliete i loro escrementi”.