LA CORSA ALL’ILLEGALITA’ ALTRA FACCIA DELL’IPPICA
27 gennaio 2012 di liciaL’intero settore, disertato dagli scommettitori (solo l’1,7% delle giocate è sui cavalli), continuerebbe ad avere dallo Stato ben 235 milioni di euro l’anno (incredibile in pena crisi economica, vero professor Monti?). Eppure ha inscenato manifestazioni e scioperi. Un’industria sovrassistita dunque che in un libero mercato avrebbe chiuso già da tempo.
Quello che molti ignorano è che l’industria dell’ippica ha mandato, manda e manderà alla macellazione buona parte dei “suoi” cavalli sportivi a fine carriera. Soprattutto prima della possibilità di destinare il cavallo a vita, un gran numero di animali ritirati dalle piste finiva al macello. Solo una parte residuale veniva venduta ad altri circuiti di lavoro o tenuta per la riproduzione.
Ora faccio mio l’appello della Lav nel sottolineare il fenomeno della scomparsa dei cavalli ritirati dalle competizioni agonistiche. Un cavallo rischia infatti di passare in un lampo dalle corse legali a quelle illegali. Chiunque può acquistare i cavalli ritirati dalle piste ma ancora in buone condizioni. La documentazione di “scarico” dai registri si ferma alle società che gestiscono gli ippodromi, con una comunicazione di vendita cui mai seguirà la registrazione del passaggio di proprietà.
È complice di questo sistema anche la procedura per il passaggio di proprietà, che di fatto permette di perderne la tracciabilità e agevola considerevolmente il perpetuarsi delle attività illecite. Con un modulo da poco introdotto nella modulistica dell’Unire/Assi, si può dichiarare la perdita di possesso di un cavallo, togliendolo dalla banca dati del Libro Genealogico al quale è iscritto. Al punto 2, il richiedente dichiara “che non è in grado di indicare il nominativo dell’attuale proprietario” (!) e con 100 euro può far scomparire legalmente fino a cinque cavalli alla volta.
È una dichiarazione di totale fallimento dell’intero meccanismo di tracciabilità dei cavalli, che si preferisce perdere anziché trovare. E di strumenti ce ne sarebbero, per impedire ai cavalli sportivi di finire chissà dove, se si applicassero semplicemente i regolamenti in vigore e ci fossero seri controlli sulla destinazione e la movimentazione degli equidi. Cosa ne dice ministro Catania, cosa ne dicono gli assessori regionali alla Sanità che controllano le Asl veterinarie?