UN RICORDO DA TAIWAN

Ricordo il mio viaggio a Taiwan. Ad un certo punto la guida con gli occhi lucidi di piacere ci ha detto:
- Vi porto ad un albergo sul mare dove avrete una sorpresa fantastica.
Dopo un’ora di viaggio abbiamo iniziato a sentire profumo di mare.
Un giro per un paesino caratterizzato da piccole case e finalmente:
- Siamo arrivati. Ecco, davanti a voi.
Siamo scesi, ci siamo guardati intorno e abbiamo visto un acquario gigantesco in cui sottovetro c’erano le specie pi? strane di pesci.
- Potete scegliere, vi cucineranno quello che desiderate.
Noi 5 ci siamo guardati in viso.
Siamo rimasti silenziosi per un po’.
Infine tutti insieme abbiamo detto:
- Grazie, ? molto bello ma non abbiamo appetito.
- Tutti quei pesci che nuotavano vivi sotto i nostri occhi sarebbero dovuti finire nel nostro piatto.
Ipocrisia, falsi sentimenti. Tutto pu? essere. La cosa certa ? che ? molto difficile mangiare un essere che si vede vivo innanzi agli occhi.
Ecco perch? mi ? facile comprendere la multa fatta al ristoratore che teneva l’aragosta su di un letto di ghiaccio con le chele legate.
La morte non deve essere sofferenza inutile, lo ? gi? compresa nella parola stessa.
licia col?

1 commento a “UN RICORDO DA TAIWAN”

  1. Laura scrive:

    Proprio l’altro ieri mi trovavo in un elegante ristorante nella zona di Como: all’ingresso tre enormi acquari, contenenti aragoste e pesci vari…apparentemente felici.
    Uno di questi acquari sembrava essere rimasto ormai vuoto, solo una piccola aragostina con le chele legate cercava rifugio nell’angolo.
    Mentre la osservavo, pensavo con rabbia al suo presente tragico, una piccola vita non vissuta ma subita in una tomba di mare e con le ali tappate, e alla sorte dei suoi ex compagni; immaginavo le loro urla, quando immersi in acqua bollente.
    Un palcoscenico di crudelt? e consumismo.
    Disprezzo tali esaltazioni del cattivo gusto.

    Laura

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